Come avere sitelink nella ricerca del sito

Come avere sitelink nei risultati di ricerca su Google del vostro sito è una cosa abbastanza complicata, ma ci sono dei metodi che facilitano questa visualizzazione.

sitelink-google
come avere sitelink da google

I sitelink sono degli ulteriori link a sezioni particolari del vostro sito che Google aggiunge ai risultati di ricerca in cui il vostro sito appare per primo in modo da mostrare le sezioni per lui più pertinenti facilitando la navigazione interna degli utenti. Come se Google esplodesse la mappa del sito mostrando immediatamente gli argomenti più importanti da consultare.

Avere i sitelink oltre che per una questione estetica, aiuta ad ottenere traffico, in quanto il sito oltre a comparire per primo diventa ancora più invitante con le sezioni interne esplose immediatamente.Questi link aggiuntivi, chiamati dallo stesso Google appunto sitelink, escono in maniera indipendente dalla nostra volontà e Google stesso afferma di aggiungerli a sua discrezione quando ritiene giusto farlo per migliorare la navigazione di un sito.

Quando Google ci aggiunge i sitelink noi possiamo gestirli in una apposita sezione del Google Webmaster Tool in modo da escluderne qualcuno che rieniamo meno rilevante di un altro e dire a Google di non visualizzarlo.

In che modo Google sceglie i siti che devono avere una sitelink?

Una prima osservazione che salta subito agli occhi, è che i siti ad avere la sitelink sono siti il cui brand a parte pochi casi (ad esempio Apple o Aruba ) identifica univocamente il brand di riferimento.

Nel caso di Aruba ad esempio ci vengono mostrati come sitelink funzioni molto importanti come l’accesso all’area clienti per gli utenti già registrati e la pagina di registrazione di un nuovo dominio.

Quest’altro indizio ci fa capire un’altra cosa: che Google mostra le sitelink quando deve facilitare la navigazione degli utenti che potrebbero non essere direttamente interessati alla homepage, ma vanno periodicamente sul sito per altre operazioni. In poche parole la sitelink esce quando ci sono grosse fonti di traffico in pagine di livello inferiore alla home.

come-avere-sitelink
come-avere-sitelink

Un altra cosa che facilita la creazione della sitelink è la struttura del sito. Per essere efficace al livello seo, un sito deve godere di una buona navigabilità ma soprattutto di una struttura ad albero come quella mostrata in figura.

Un sito ben fatto parte dalla home e richiama pochissime pagine (esempio categorie di alimenti) per poi scendere più in basso (pasta carne frutta) e diversificarsi con l’aumentare dei livelli (es pane casareccio, pane integrale). Una struttura di questo tipo, inviata la sitemap alla Google Webmaster console, col tempo creerà traffico tale alle sottosezioni da invitare google a creare delle sitelink per le pagine subito sotto alla homepage ossia pasta carne e frutta.

Stiamo sperimentando anche una nuova tecnica, appena avremo i risultati del lavoro vi daremo un metodo alternativo per generare le sitelink nella ricerca del vostro sito su Google.

Come configurare il protocollo https con Aruba Windows

https aruba
https-aruba

Come sappiamo da qualche mese il fatto che un sito abbia una versione https (http sicuro con un certificato) è diventato un fattore di ranking per stessa ammissione di Google.

Alcuni hosting italiani come Aruba, si sono subito adeguati mettendo a disposizione degli utenti gratuitamente un certificato SSL DV (Domain Validated) con cifratura a 128 bit e con una validità annuale, con il quale Aruba certifica che il sito in pratica sia di proprietà del richiedente. In realtà Google consiglia un certificato con una chiave a 2048 bit, ma essendo gratuito è meglio di niente. Se vogliamo restare su Aruba possiamo accontentarci.

Una volta attivato il certificato però occorre effettuare altre azioni lato SEO per evitare problemi di penalizzazione da parte di Google per contenuti duplicati. Per i domini linux col file htaccess si può fare quasi tutto, mentre per i domini windows Aruba occorre effettuare una serie di passaggi che vi riassumiamo.

 

  • Creare se non esiste un file web.config nella cartella principale del sito e copiare questo codiceal suo interno  che dice al web server di reindirizzare tutte le richieste verso https

<configuration>

<system.webServer>
<rewrite>
<rules>
<rule name=”Redirect to HTTPS” stopProcessing=”true”>
<match url=”(.*)” />
<conditions>
<add input=”{HTTPS}” pattern=”^OFF$” />
</conditions>
<action type=”Redirect” url=”https://{HTTP_HOST}/{R:1}” redirectType=”Permanent” />
</rule>
</rules>
</rewrite>
</system.webServer>
</configuration>

  • Creare una nuova sitemap con tutte le versioni https delle pagine del sito. Per creare la sitemap possiamo utilizzare anche alcuni comodi tool on line che generano una sitemap in automatico.
  • Sottoporre a Google webmaster tool anche la versione https del sito lasciandole entrambe perche Google gestisce separatamente http ed https
  • Inviare alla versione https del Google Webmaster Tool la nuova sitemap appena creata nel passaggio precedente.
  • Se possibile effettuare un redirect 301 delle pagine http verso le pagine https se sul web server sono ospitate in cartelle differenti.
  • Inserire un meta tag canonical in ogni pagina http indicando come predefinita la pagina https ad esempio
    <link rel="canonical" href="https://blog.example.com/dresses/green-dresses-are-awesome" />

Serve migrare ad Https?

Serve davvero migrare ad https? Molti di voi si saranno fatti questa domanda che gira spesso su tutti i portali seo.

Google ha recentemente fatto sapere che i siti che migreranno ad https che è un protocollo per la comunicazione sicura su internet, saranno visti con un occhio di riguardo, quindi saranno privilegiati nelle SERP. In particolare Google ci tiene che ci sia l’https sulle pagine che raccolgono password.

Il passaggio ad https non è una cosa da prendere sottogamba. Ci sono molte operazioni da fare che potrebbero vanificare il lavoro di anni. Commettendo qualche errore infatti alcuni contenuti potrebbero diventare irraggiungibili, penalizzando pagine che negli anni hanno ottenuto un buon posizionamento. I mixed content ad esempio possono bloccare il sito https.

migrare-https
pro e contro della migrazione da http ad https

Tutti i link presenti nella pagina https dovranno linkare sempre a contenuti sicuri ossia anche essi https e questo non sempre è possibile, perchè nei nostri post potremmo aver aggiunto dei link a contenuti che non sono in https e non lo saranno mai. Questo perchè possiamo decidere dei nostri contenuti non di quelli degli altri siti web.

Allo stesso modo ciò vale per tutti i nostri link in ingresso che punteranno alle versioni http delle url. Se abbiamo da anni un sito ci pensate a contattare tutte le persone che vi linkano per cambiare il link da http ad https? Alcune forse saranno già morte.

Queste poche righe non per dirvi che il passaggio da http asd https non va fatto. Il contrario. Ma la cosa principale è che a meno che non utilizziate un CMs come WordPress per cui ci sono pochi passaggi da fare ed una piccola modifica al file htaccess impostando una semplice rewriterule.

Altra cosa di cui non dimenticarsi è l’aggiornamento delle sitemap che contengono tutti i link con prefisso http che va aggiornato ad https.

Anche su Aruba la cosa è abbastanza semplice, in quando da febbraio ha fornito ai propri clienti un certificato https gratis installabile con un click. In quel caso fate attenzione solo ai contenuti duplicati perchè se ci fate caso il sito è raggiungibile sia via http che via https, per cui bisogna impostare i meta tag canonical che indicano che la pagina di riferimento è quella https.

Per concludere, passate pure ad https ma fatelo affidandovi a personale specializzato per non vanificare il lavoro di anni di posizionamento.

 

comportamento degli utenti e l’insostenibile leggerezza del SEO

comportamento utenti nella ricerca su google
comportamento utenti nella ricerca su l motore di ricerca Google

Il comportamento degli utenti è uno dei primi fattori che un’analista SEO deve tenere in considerazione. Un consulente SEO che non sappia leggere le sfumature del comportamento degli utenti quando navigano sulla pagina e le possibili azioni che possano compiere parte sicuramente svantaggiato. Uno degli obiettivi è infatti quello di far restare più a lungo l’utente sul nostro sito, facendolo viaggiare da un articolo all’altro.

Tutte belle parole ma stamattina facevo una riflessione che ha stravolto completamente il mio modo di analizzare i risultati del lavoro seo sui siti web.

Tra le prime cose che fanno i consulenti seo c’è la ricerca delle parole chiave, se possibile long tail keywords che abbiano molto traffico e poca concorrenza. Ma cosa succede quando indicizziamo un sito benissimo e ci accorgiamo che invece il comportamento degli utenti è completamente diverso?
Vi faccio un esempio pratico. Supponiamo che io abbia indicizzato benissimo il mio sito per la parola chiave “corso seo a Napoli”.
Non a caso la parola chiave o meglio la long tail perchè sono più termini l’ho scritta tra parentesi. Dopo mesi o anni di lavoro vado a controllare e si trova in prima pagina Google, magari al quarto quinto posto. Benissimo sono contento.
Questo però accade solamente se faccio la ricerca su Google scrivendo la frase tra virgolette!
La cosa principale che gli analisti SEO dimenticano è che gli utenti fanno le ricerche su Google senza usare le virgolette, quindi senza cercare la frase esatta.
Facendo la stessa ricerca senza virgolette  ossia corso seo a Napoli, magari sto in terza pagina!

Giornate intere di lavoro spese per studiare il comportamento degli utenti ed indicizzare articoli, creare backlink.

Tutto vanificato dal fatto che quando cerchi qualcosa su google senza virgolette lui cerca le parole in qualsiasi posizione siano presenti, anche se quando c’è la cosiddetta prossimità, ossia le parole sono vicine tra loro, si gode di un certo vantaggio.
Per questo motivo è necessario lavorare in un certo modo quando si indicizza un sito senza soffermarsi troppo sulle long tail perchè l’utente medio non le utilizza quasi mai.
Che ne pensate di queste riflessioni?

Un benvenuto da Seominder

Benvenuti nel portale Seominder.

Abbiamo sviluppato questo software perchè abbiamo notato una lacuna nel mondo seo.
Tutti i software si concentrano infatti sulla ricerca delle parole chiave del posizionamento sui motori, ma non siamo ancora riusciti a trovare un software che memorizzasse la nostra attività quotidiana. Il lavoro del seo prevede infatti quotidianamente una serie di attività sia on page che off page su altri oggetti collegati al progetto come un blog, una pagina social ecc.
Ognuna di queste azioni può provocare un miglioramento o un peggioramento del posizionamento seo e spesso tali azioni vanno monitorate dopo un certo numero di giorni.
Per questo abbiamo deciso di sviluppare questo software distribuendolo gratis fino a tre progetti e poi facendolo pagare un prezzo ragionevole per la versione full.

Fateci sapere se vi piace e se avete qualche suggerimento per migliorarlo.